16 marzo 2010 - Carlo Mayer
Nato da un anno il sodalizio di consumo critico predilige i prodotti a “chilometri zero”
Domenica 14 Marzo 2010,
PORDENONE – Oltre al Gaspita, il primo Gruppo d’acquisto solidale formatosi in città, lo scorso anno è nato anche il Gaspn, che ha sede nella Casa del popolo di Torre e che raccoglie sotto la sua ala una ventina di famiglie. Gli incontri per decidere gli acquisti collettivi da fare, confrontare le esperienze e trovare nuovi canali di collaborazione, con produttori o altri Gas, si tengono ogni primo martedì del mese e gli interessati possono consultare il sito gaspn.net, nel quale si trovano per altro curiosità, ricette, informazioni su farine e kamut, sul consumo responsabile dell’acqua e su tutta una serie di opportunità ecosostenibili. «Per esempio – spiega Carlo Mayer, uno dei referenti del Gruppo – spieghiamo che ora c’è la possibilità di aderire al progetto “Prima vera”, che prevede la condivisione delle spese e dei frutti del campo che l’associazione Modo coltiverà a Cordenons». Inoltre il nostro gruppo ha sposato il progetto “adotta un alveare”: contribuiamo alle spese e l’allevatore Paul Buoro ci fornisce un tot di vasi di miele l’anno. Inoltre per capirne di più sui prodotti, abbiamo avviato una serie di degustazioni con esperti assaggiatori indipendenti. Di recente abbiamo fatto quelle dell’olio di oliva e del cioccolato, con “in cattedra” Giovanni Pavan». Per quanto riguarda gli acquisti il Gaspn, attraverso i propri membri, ma anche in collaborazione con altri Gruppi come il Gaspita il Gas di Sacile e quello che collabora con la Caritas, acquista beni e servizi basandosi su alcuni criteri preferenziali: attenzione alla conoscibilità dei fornitori e dei loro metodi di produzione; preferenza per la produzione biologica, biodinamica e, più in generale, per le produzioni che si dimostrino rispettose delle persone, della biodiversità, della sostenibilità ambientale e della qualità; preferenza, a parità di qualità e costo, per i prodotti a chilometro zero, e, dunque, per la riduzione al minimo dell’impatto ambientale del trasporto, dell’imballaggio e della distribuzione delle merci. Anche il Gaspn con il proprio banchetto sarà presente in piazza nel weekend del 15 e 16 maggio.
Sempre in tema di acquisti in gruppo, lo Sportello energia, aperto due settimane fa dal Comune nella sede della Circoscrizione centro ha già messo insieme 20 persone interessate a dotarsi di pannelli, allo scopo di ottenere uno sconto del 10-15%.
A.S.
Tag: GasPN, Gazzettino
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15 marzo 2010 - Carlo Mayer
di Enrica-Siena
La ricetta è semplice e adatta a fare torte ripiene tipo quelle dei compleanni.
Per il ripieno basta sbizzarrirsi: dalla crema pasticcera a quella crema e panna, al cioccolato semplice o con ricotta o mascarpone e quello che la cuoca o il cuoco desiderano. Così per la copertura: panna montata semplice, panna speciale con meno
quantitativo di grassi, cioccolato, glasse o semplicemente zucchero a velo o vanigliato.
Ricetta base:
- 1 uovo intero
- 1/2 hg di zucchero
- 1/2 hg di farina bianca
- 1 pizzichino di polvere lievitante per dolci
Procedimento:
- montare bene zucchero e uova
- aggiungere piano la farina, meglio se setacciata
- alla fine unire il lievito
- infornare 20′ circa a 180° (compatibilemente con il forno usato)
Alternative:
- è possibile aggiungere all’impasto limone o arancia grattugiata, i sapori da dolci se desiderati.
- il dolce si presta bene alla bagna ma attenzione perchè si imbibisce facilmente da non renderlo privo di consistenza.
Per il classico formato torta sono sufficienti 3 uova, calcolando poi le rispettive dosi di zucchero e farina, per la polvere lievitante basta 1 cucchiaino o mezza dose.
Il dolce ha una consistenza tipo Pan di Spagna ma meno spugnoso e più rustico.
Buon divertimento nel prepararlo e buon appetito nel gustarlo!
Tag: dolce, ricetta, Siena, torta
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17 febbraio 2010 - Sergio Maistrello
Matteo Balocco, blogger vercellese, racconta la sua esperienza riguardo al pane fatto in casa, condividendo la sua ricetta per l’impasto e sfiziosi suggerimenti creativi (la focaccina ripiene di pancetta!).
Il pane qui si fa – ma non si cuoce – con la macchina del pane. La macchina, infatti, fa molto bene la parte faticosa di impastare, ma fa molto male la parte rilassante del dare forma e cuocere. Personalmente trovo dozzinale la forma del pane, così come esce dalla macchina, a fine cottura. Dà molta più soddisfazione manipolare la pasta, tagliarla, dare forme nuove e impreviste. Giocarci insomma. E a conti fatti non prende molto tempo. Perfino i tempi di cottura diminuiscono drasticamente. Cuocere 8 panini di medie dimensioni prende 1/4 del tempo necessario per cuocere decentemente la mattonella monolitica di mollica che esce dal mio Moulinex. Inoltre, vantaggio non secondario, si può cuocere solo il numero di pagnotte necessarie al momento, conservando la pasta rimanente avvolta in un po’ di cellophane direttamente in frigorifero. Regge tranquillamente per qualche giorno. Meno avanzi di pane secco (o semi secco, che sopporto ancora meno) e briciole il giorno dopo.
[continua a leggere su Totanus, il blog di Matteo Balocco]
Tag: focaccia, macchina del pane, Matteo Balocco, pane, Totanus
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4 febbraio 2010 - Sergio Maistrello
Abbiamo già parlato dell’Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l’ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà Prima Vera, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. Chi vuole partecipare può iscriversi, segnalare gli ortaggi che vorrebbe fossero prodotte del l’orto e versare il contributo alle spese di mantenimento (la quota base è di 50 €).
Per presentare tempi e caratteristiche dell’azienda agricola Prima Vera, l’Associazione Modo organizza un incontro pubblico sabato 6 febbraio 2010, dalle 18, alla Casa del Popolo di Torre (Via Carnaro 10, Pordenone), a cui seguirà una cena biodinamica vegetariana. Per informazioni e prenotazioni si può contattare il numero 338.7434117 o l’indirizzo email associazionemodo@gmail.com.
Tag: agricoltura biologica, Associazione Modo, orto di comunità, Prima Vera, verdura
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28 gennaio 2010 - Sergio Maistrello
L’Altrametà, insieme alle associazioni che fanno capo al Centro Culturale Zanussi di Pordenone, propone un percorso con incontri formativi, attività con le scuole e una mostra fotografica intitolato Non c’è acqua da perdere per riflettere sulla responsabilità di ognuno per un corretto utilizzo di questa importante risorsa. La mostra viene inaugurata il 1° febbraio alle 17.30 e resterà aperta fino al 28 febbraio. Il 5 febbraio alle 15.30 è prevista una lezione aperta del prof. Francesco Marangon dell’Università di Udine. Tutti gli appuntamenti si svolgono presso la Casa dello Studente A. Zanussi di via Concordia 7 a Pordenone.
Tag: acqua, Casa dello Studente, L'altrametà
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25 gennaio 2010 - Sergio Maistrello
Da un comunicato delle Giornate della microgenerazione, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:
- in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.
- il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) prevede nei prossimi mesi una continuazione della tendenza di crescita, e che entro il luglio 2010 verrà raggiunto il limite di 1.200 MW incentivabili a termini del decreto 19 febbraio 2007 (ma si dovrebbe poter arrivare verso i 3.000);
- il 2009 ha visto il sorpasso della Puglia sulla Lombardia quanto a potenza fotovoltaica installata;
- la Lombardia è ancora leader per numero di impianti, 9.243 contro i 5.652 della seconda classificata (Emilia-Romagna). La Puglia, con 4.575 impianti, è superata anche da Veneto e Piemonte;
- la filiera “ristretta” del fotovoltaico ha fatturato in Italia nel 2009 una cifra intorno al miliardo e 250 milioni di euro, rispetto agli 800 milioni del 2008;
- il GSE ha riconosciuto nel periodo compreso tra settembre 2008 e agosto 2009, il più recente disponibile, 211 milioni di euro di incentivi.
- gli impianti italiani, piccoli e grandi, sono costati finora in conto capitale qualcosa come 5,235 miliardi di euro;
Tag: Fotovoltaico, incentivi
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23 gennaio 2010 - Carlo Mayer
Se ne parlava all’ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:
da Wikipedia:
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Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere denominate farina tipo 0, tipo 1 o tipo 2. Quando la percentuale di estrazione giunge al 100% si ottiene la cosiddetta farina integrale, cioè uno sfarinato comprensivo anche di crusca.
* La tabella seguente riassume le principali caratteristiche delle farine di grano tenero in commercio in Italia:
| Denominazione del prodotto |
Umidità max |
Ceneri min |
Ceneri max |
Proteine min |
| Farina di grano tenero tipo 00 |
14,50% |
– |
0,55% |
9,00% |
| Farina di grano tenero tipo 0 |
14,50% |
– |
0,65% |
11,00% |
| Farina di grano tenero tipo 1 |
14,50% |
– |
0,80% |
12,00% |
| Farina di grano tenero tipo 2 |
14,50% |
– |
0,95% |
12,00% |
| Farina integrale di grano tenero |
14,50% |
1,30% |
1,70% |
12,00% |
La proprietà più importante della farina è la sua forza, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione.
[...]
In base alla quantità, ma anche alla qualità, del glutine contenuto in una data farina, l’impasto con l’acqua avrà più o meno resistenza, P, ed elasticità, L, e varierà anche il tempo necessario per la lievitazione.
Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l’impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.
[...]
Ecco un indice di massima:
- Fino a W 170 (deboli): per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse. Assorbono circa il 50% del loro peso in acqua.
- Da W 180 a W 260 (medie): pane francese, panini all’olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.
- Da W 280 a W 350 (forti): pane classico, pizza, pasta all’uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.
- Oltre i W 350 (farine speciali): in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per “rinforzare” farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Assorbono fino al 90% del loro peso in acqua.
Le farine in commercio al dettaglio hanno una forza variabile. Solitamente quella delle 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati (farine 00 rinforzate che producono pochissime aziende, ideali per babà, savarin etc.) intorno al W 300, quella delle farine vendute come manitoba (quasi tutte 0) dal W 260 al W 420.
Questo è un altro link abbastanza esauriente: cibo360.it
Tag: farina
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21 gennaio 2010 - Sergio Maistrello
Segnalo un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:
Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut® solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onore del vero, anche la stessa K.Int. ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata. Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.
[...]
Bisogna, infine, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo, né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contienein misura superiore a quella dei frumenti teneri e a numerose varietà di frumento duro.
[...]
Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut® (ma non sul Khorasan!):
- il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato
- il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso e ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute
- la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto per lo più coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri!), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometri zero”.
Tag: Kamut, Khorasan, Massimo Angelini
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