Archivi per la categoria ‘Prodotti’
Visita al caseificio Pennar di Asiago
mercoledì, 14 settembre 2011Arriva la Prima Vera
giovedì, 4 febbraio 2010Abbiamo già parlato dell’Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l’ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà Prima Vera, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. Chi vuole partecipare può iscriversi, segnalare gli ortaggi che vorrebbe fossero prodotte del l’orto e versare il contributo alle spese di mantenimento (la quota base è di 50 €).
Per presentare tempi e caratteristiche dell’azienda agricola Prima Vera, l’Associazione Modo organizza un incontro pubblico sabato 6 febbraio 2010, dalle 18, alla Casa del Popolo di Torre (Via Carnaro 10, Pordenone), a cui seguirà una cena biodinamica vegetariana. Per informazioni e prenotazioni si può contattare il numero 338.7434117 o l’indirizzo email associazionemodo@gmail.com.
Qualche dato sul fotovoltaico
lunedì, 25 gennaio 2010Da un comunicato delle Giornate della microgenerazione, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:
- in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.
- il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) prevede nei prossimi mesi una continuazione della tendenza di crescita, e che entro il luglio 2010 verrà raggiunto il limite di 1.200 MW incentivabili a termini del decreto 19 febbraio 2007 (ma si dovrebbe poter arrivare verso i 3.000);
- il 2009 ha visto il sorpasso della Puglia sulla Lombardia quanto a potenza fotovoltaica installata;
- la Lombardia è ancora leader per numero di impianti, 9.243 contro i 5.652 della seconda classificata (Emilia-Romagna). La Puglia, con 4.575 impianti, è superata anche da Veneto e Piemonte;
- la filiera “ristretta” del fotovoltaico ha fatturato in Italia nel 2009 una cifra intorno al miliardo e 250 milioni di euro, rispetto agli 800 milioni del 2008;
- il GSE ha riconosciuto nel periodo compreso tra settembre 2008 e agosto 2009, il più recente disponibile, 211 milioni di euro di incentivi.
- gli impianti italiani, piccoli e grandi, sono costati finora in conto capitale qualcosa come 5,235 miliardi di euro;
Farine: tipo e forza
sabato, 23 gennaio 2010Se ne parlava all’ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:
da Wikipedia:
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Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere denominate farina tipo 0, tipo 1 o tipo 2. Quando la percentuale di estrazione giunge al 100% si ottiene la cosiddetta farina integrale, cioè uno sfarinato comprensivo anche di crusca.
* La tabella seguente riassume le principali caratteristiche delle farine di grano tenero in commercio in Italia:
| Denominazione del prodotto | Umidità max | Ceneri min | Ceneri max | Proteine min |
|---|---|---|---|---|
| Farina di grano tenero tipo 00 | 14,50% | – | 0,55% | 9,00% |
| Farina di grano tenero tipo 0 | 14,50% | – | 0,65% | 11,00% |
| Farina di grano tenero tipo 1 | 14,50% | – | 0,80% | 12,00% |
| Farina di grano tenero tipo 2 | 14,50% | – | 0,95% | 12,00% |
| Farina integrale di grano tenero | 14,50% | 1,30% | 1,70% | 12,00% |
La proprietà più importante della farina è la sua forza, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione.
[...]
In base alla quantità, ma anche alla qualità, del glutine contenuto in una data farina, l’impasto con l’acqua avrà più o meno resistenza, P, ed elasticità, L, e varierà anche il tempo necessario per la lievitazione.
Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l’impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.
[...]
Ecco un indice di massima:
- Fino a W 170 (deboli): per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse. Assorbono circa il 50% del loro peso in acqua.
- Da W 180 a W 260 (medie): pane francese, panini all’olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.
- Da W 280 a W 350 (forti): pane classico, pizza, pasta all’uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.
- Oltre i W 350 (farine speciali): in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per “rinforzare” farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Assorbono fino al 90% del loro peso in acqua.
Le farine in commercio al dettaglio hanno una forza variabile. Solitamente quella delle 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati (farine 00 rinforzate che producono pochissime aziende, ideali per babà, savarin etc.) intorno al W 300, quella delle farine vendute come manitoba (quasi tutte 0) dal W 260 al W 420.
Questo è un altro link abbastanza esauriente: cibo360.it
Due o tre cose da sapere sul Kamut
giovedì, 21 gennaio 2010Segnalo un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:
Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut® solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onore del vero, anche la stessa K.Int. ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata. Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.[...]
Bisogna, infine, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo, né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contienein misura superiore a quella dei frumenti teneri e a numerose varietà di frumento duro.
[...]
Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut® (ma non sul Khorasan!):- il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato- il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso e ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute- la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto per lo più coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri!), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometri zero”.
Marroni del Mugello
lunedì, 21 settembre 2009Allego un link di presentazione dei marroni del Mugello, presa da altri Gas:
- 4€/ kg per i marroni sfusi (minimo 30 Kg), con 1 kg in più “in regalo” per facilitare lo smistamento tra i gassisti;
- 4,5 €/kg per i marroni confezionati in sacchetti da 1-5 kg.
Marroni biologici
Associazione MODO: una proposta
mercoledì, 1 luglio 2009L’Associazione MODO ritiene sia venuta l’ora di passare dalle parole ai fatti, e di cominciare a costruire realmente un’alternativa al presente modello di sviluppo, per questo motivo sta dando avvio ad un’attività agricola fondata su principi e dinamiche diverse dall’attuale economia di mercato, progetto che presenterà mercoledì 8 luglio, alle ore 20:30,
presso la sede dell’Officina della Decrescita,
in vicolo San Francesco 1/c, (ex-sede Coop. Itaca)
Siamo abituati a concepire l’avvio di un’attività come appannaggio di chi dispone di un capitale privato da investire. L’imprenditore, disponendo di un capitale, sceglierà poi il settore di investimento non tanto, o non solo, in base ai propri sogni, quanto piuttosto in base alle prospettive di business offerte, cioè alle possibilità di un ritorno del capitale investito in termini di guadagno privato. A questo punto l’imprenditore offrirà un prodotto sul mercato, prodotto che dovrà costantemente competere con la concorrenza delle altre aziende: chi riesce a produrre a costi sempre più bassi vince in questa guerra, ma la concorrenza al ribasso alla lunga peggiora le condizioni di vita di ognuno di noi. Chi non riesce a battere la concorrenza, invece, va incontro al fallimento: questo, in poche parole, il carattere intrinsecamente “selvaggio” del sistema economico in cui viviamo.
Ma proviamo per un attimo a ripensare in maniera diversa le cose, e ad immaginare un altro modo di organizzare le nostre attività e di rispondere alle nostre esigenze.
Prendiamo un gruppo di persone, per esempio, un qualunque gruppo di persone, che per vivere ha bisogno di determinati beni e servizi, e consideriamo per semplicità la domanda di verdure di questo determinato gruppo, domanda che per essere soddisfatta necessita di una spesa mensile, poniamo di 50 €; poniamo ora che questo gruppo di persone decida di unirsi e di mettere insieme i soldi spesi ogni mese per le verdure: per semplicità di calcolo, se una famiglia spende mensilmente 50 € per la verdura, un gruppo di 40 famiglie metterà insieme 2 000 € al mese; poniamo ora che questo gruppo, anziché spendere ogni mese questi 2 000 € in un supermercato, li versi in una cassa comune: questi soldi basterebbero per remunerare una persona che lavori l’orto e produca verdure per loro, in più avanzerebbero dei soldi per coprire le spese di gestione dell’attività, spese di gestione comunque basse perché un’attività del genere non presuppone i costi di gestione di un’azienda privata.
L’attività agricola così messa in piedi, non sarebbe più un’impresa privata finalizzata all’incremento di un profitto, ma apparterrebbe all’insieme delle persone che hanno aderito, e che la finanzierebbero con la propria quota, la gestirebbero decidendo come investire il denaro accantonato (costruzione di un impianto idraulico, acquisto di una rete antigrandine…), sceglierebbero cosa coltivare in base ai propri gusti, e come coltivare nel rispetto dell’ambiente (coltivazione biologica, tutela della biodiversità…).
Questa attività, svincolata dalla necessità di fare profitto perché volta solo all’autoconsumo dei membri, sarebbe estranea alle logiche della concorrenza, e potrebbe così basarsi solo sulla relazione umana fra gli aderenti, avendo come unico obiettivo la qualità dei prodotti, e più in generale il fare comunità, migliorando concretamente la qualità della vita di tutti. Inoltre il gruppo che si viene a costituire potrebbe col tempo estendere le proprie attività, non solo perché ulteriori adesioni creerebbero altri posti di lavoro, ma anche perché si potrebbe decidere di includere in questa azienda altri settori, come la trasformazione dei prodotti, per esempio decidendo di coltivare pomodori da destinare alla produzione di passate, oppure scegliendo di coltivare mais per autoprodursi il pane. Infine questo gruppo sarebbe il luogo ideale per attivare altre iniziative: la costituzione di un GAS per l’acquisto di beni non prodotti in loco, per esempio, oppure l’organizzazione di un centro di distribuzione di detersivi alla spina, e mille altre cose ancora.
Insomma, in poche parole,
l’Associazione MODO invita tutti gli interessati a partecipare alla costituzione di una delle prime aziende fondata su principi diversi dall’attuale economia di mercato: un piccolo importante e concreto passo per la costruzione di un mondo diverso… e migliore!
Silvano Lapietra
Associazione MODO
Verdura bio alle Torrate (Chions)
domenica, 21 giugno 2009Ciao!
Abbiamo le nostre prime cassette di verdure di Torrate!
Per acquistarle è possibile passare direttamente a Torrate, raccogliersi la propria verdura oppure ci si può mettere d’accordo per recapitare la cassetta.
Le cassette sono miste e solo con verdura di stagione, altrimenti venendo a Torrate si possono fare acquisti più personalizzati.
Il prezzo è di €2/kg (+ eventuale trasporto)
Al momento abbiamo:
- biete
- piselli
- insalate varie
- cetrioli
- zucchini
- basilico e prezzemolo.
Quotidianamente realizziamo dalle 3 alle 5 casette da 3kg ognuna.
Tra breve (7-10 gg) pomodori, tegoline, fagioli).
Le verdure le raccogliamo alla mattina.
Spargete la voce.
Annalì
annalisa_bianchin@hotmail.com
Ass. “Le Torrate”
Adotta un orto (ad Azzanello)
mercoledì, 17 giugno 2009Hanno ripartito il terreno in tanti piccoli appezzamenti che saranno destinati a diventare degli orti familiari. Ciascun orto è costituito da 5 aiuole, nelle quali vengono seminati e trapiantati pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine, fagiolini, insalata e varie piante aromatiche.
Annaffiano e curano l’orto secondo la vecchia tradizione di queste terre, recuperando la fertilità naturale del suolo senza concimazioni e diserbi aggressivi, né trattamenti antiparassitari, seguendo un metodo biologico certificato.
Chi vi lavora
Sono i soci lavoratori della Cooperativa Sociale A.R.C.A., disabili e non, che fanno parte del Distretto rurale di economia solidale patrocinato dalla Provincia di Pordenone e dal Comune di Pasiano. Vogliono creare e sviluppare delle reti di reciprocità solidale tra territorio, mondo del volontariato, aziende locali per il rilancio di un’idea di benessere sociale a beneficio delle fasce sociali più deboli.
Tutto il resto, condizioni e posto sono qua
La Cooperativa Sociale A.R.C.A. è qua





















