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	<title>GASPn &#187; Prodotti</title>
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	<description>Acquisti solidali a Pordenone</description>
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		<title>Arriva la Prima Vera</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 09:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Modo]]></category>
		<category><![CDATA[orto di comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Vera]]></category>
		<category><![CDATA[verdura]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo già parlato dell&#8217;Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l&#8217;ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà Prima Vera, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo <a href="http://gaspn.net/2009/07/01/associazione-modo-una-proposta/">già parlato</a> dell&#8217;Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l&#8217;ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà <em>Prima Vera</em>, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. Chi vuole partecipare può iscriversi, segnalare gli ortaggi che vorrebbe fossero prodotte del l&#8217;orto e versare il contributo alle spese di mantenimento (la quota base è di 50 €).</p>
<p>Per presentare tempi e caratteristiche dell&#8217;azienda agricola Prima Vera, l&#8217;Associazione Modo organizza un incontro pubblico sabato 6 febbraio 2010, dalle 18, alla Casa del Popolo di Torre (Via Carnaro 10, Pordenone), a cui seguirà una cena biodinamica vegetariana. Per informazioni e prenotazioni si può contattare il numero 338.7434117 o l&#8217;indirizzo email <a href="mailto:associazionemodo@gmail.com" target="_blank">associazionemodo@gmail.com</a>.</p>
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		<title>Qualche dato sul fotovoltaico</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/01/25/qualche-dato-sul-fotovoltaico/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un comunicato delle Giornate della microgenerazione, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:

in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.
il Gestore dei Servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un comunicato delle <a href="http://www.microgenforum.it/">Giornate della microgenerazione</a>, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:</p>
<ul>
<li>in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.</li>
<li>il Gestore dei Servizi Energetici (GSE)  prevede nei prossimi mesi una continuazione della tendenza di crescita, e che entro il luglio 2010 verrà raggiunto il limite di 1.200 MW incentivabili a termini del decreto 19 febbraio 2007 (ma si dovrebbe poter arrivare verso i 3.000);</li>
<li>il 2009 ha visto il sorpasso della Puglia sulla Lombardia quanto a potenza fotovoltaica installata;</li>
<li>la Lombardia è ancora leader per numero di impianti, 9.243 contro i 5.652 della seconda classificata (Emilia-Romagna). La Puglia, con 4.575 impianti, è superata anche da Veneto e Piemonte;</li>
<li>la filiera “ristretta” del fotovoltaico ha fatturato in Italia nel 2009 una cifra intorno al miliardo e 250 milioni di euro,  rispetto agli 800 milioni del 2008;</li>
<li>il GSE ha riconosciuto nel periodo compreso tra settembre 2008 e agosto 2009, il più recente disponibile, 211 milioni di euro di incentivi.</li>
<li>gli impianti italiani, piccoli e grandi, sono costati finora in conto capitale qualcosa come 5,235 miliardi di euro;</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Farine: tipo e forza</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/01/23/farine-tipo-e-forza/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 19:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farine]]></category>
		<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[Vita del gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[farina]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ne parlava all&#8217;ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:
da Wikipedia:
============
Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento  del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne parlava all&#8217;ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:<br />
da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Farina#Altre_farine">Wikipedia</a>:<br />
============<br />
Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento  del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere denominate farina tipo 0, tipo 1  o tipo 2. Quando la percentuale di estrazione giunge al 100% si ottiene la cosiddetta farina integrale, cioè uno sfarinato comprensivo anche di crusca.</p>
<p>* La tabella seguente riassume le principali caratteristiche delle farine di grano tenero in commercio in Italia:</p>
<table style="margin:0 .5em .5em 0; margin-top:.5em; margin-bottom:.5em; border:1px solid #CCC; border-collapse:collapse; font-family: Arial, Frutiger 45 Light, Helvetica, Arial Unicode MS, Lucida Sans Unicode, Lucida Grande, TITUS Cyberit Basic, Code2000, MV Boli, @MS Mincho;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="3">
<tbody>
<tr bgcolor="darkgrey">
<th>Denominazione del prodotto</th>
<th>Umidità max</th>
<th>Ceneri min</th>
<th>Ceneri max</th>
<th>Proteine min</th>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 00</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,55%</td>
<td>9,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 0</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,65%</td>
<td>11,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 1</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,80%</td>
<td>12,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 2</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,95%</td>
<td>12,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina integrale di grano tenero</td>
<td>14,50%</td>
<td>1,30%</td>
<td>1,70%</td>
<td>12,00%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>La proprietà più importante della farina è la sua forza</strong>, cioè la capacità di resistere nell&#8217;arco del tempo alla lavorazione.<br />
[...]<br />
In base alla quantità, ma anche alla qualità, del glutine contenuto in una data farina, l&#8217;impasto con l&#8217;acqua avrà più o meno resistenza, P, ed elasticità, L, e varierà anche il tempo necessario per la lievitazione.</p>
<p>Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l&#8217;impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.<br />
[...]<br />
Ecco un indice di massima:</p>
<ul>
<li><strong>Fino a W 170 (deboli)</strong>: per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse. Assorbono circa il 50% del loro peso in acqua.</li>
<li><strong>Da W 180 a W 260 (medie)</strong>: pane francese, panini all&#8217;olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.</li>
<li><strong>Da W 280 a W 350 (forti</strong>): pane classico, pizza, pasta all&#8217;uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.</li>
<li><strong>Oltre i W 350 (farine speciali)</strong>: in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per &#8220;rinforzare&#8221; farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Assorbono fino al 90% del loro peso in acqua.</li>
</ul>
<p>Le farine in commercio al dettaglio hanno una forza variabile. Solitamente quella delle 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati (farine 00 rinforzate che producono pochissime aziende, ideali per babà, savarin etc.) intorno al W 300, quella delle farine vendute come manitoba (quasi tutte 0) dal W 260 al W 420.</p>
<p>Questo è un altro link abbastanza esauriente: <a href="http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/cereali/derivati/farina_caratteristiche.htm">cibo360.it</a></p>
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		<title>Due o tre cose da sapere sul Kamut</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/01/21/due-o-tre-cose-da-sapere-sul-kamut/</link>
		<comments>http://gaspn.net/2010/01/21/due-o-tre-cose-da-sapere-sul-kamut/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farine]]></category>
		<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[Kamut]]></category>
		<category><![CDATA[Khorasan]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Angelini]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:

Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut® solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo <a href="http://www.cornale.it/blog/marchio/kamut-meglio-khorasan">un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini</a> sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:</p>
<blockquote>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut<sup>®</sup> solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onore del vero, anche la stessa <em>K.Int. </em>ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata.</span><span style="font-size: small;"> Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali <em>non ci sono differenze sostanziali</em> rispetto agli altri frumenti.</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">[...]</span></div>
</blockquote>
<blockquote><p><span style="font-size: small;">Bisogna, infine, chiarire che, <em>come ogni frumento</em>, il Khorasan è <em>inadatto</em> per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è <em>né privo, né povero,</em> come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contienein misura superiore a quella dei frumenti teneri e a numerose varietà di frumento duro.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">[...]<br />
</span></p></blockquote>
<blockquote>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut<sup>®</sup> (ma non sul Khorasan!):</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">- </span>il <em>monopolio commerciale</em> imposto dalla <em>K.Int. </em>su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">- il <em>costo eccessivo</em> del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso e ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">- la <em>pesante impronta ecologica</em> legata allo spostamento di un prodotto per lo più coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri!), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometri zero”.</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">[<a href="http://www.cornale.it/blog/marchio/kamut-meglio-khorasan">leggi l'articolo sul blog Cornale.it</a>]</span></div>
</blockquote>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">(via <a href="http://www.ecoblog.it/post/9660/i-segreti-del-kamut">Ecoblog</a>)<br />
</span></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Marroni del Mugello</title>
		<link>http://gaspn.net/2009/09/21/marroni-del-mugello/</link>
		<comments>http://gaspn.net/2009/09/21/marroni-del-mugello/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 14:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[Marroni]]></category>
		<category><![CDATA[Mugello]]></category>

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		<description><![CDATA[Marroni del Mugello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allego un link di presentazione dei marroni del Mugello, presa da altri Gas:<br />
- 4€/ kg per i marroni sfusi (minimo 30 Kg), con 1 kg in più &#8220;in regalo&#8221; per facilitare lo smistamento tra i gassisti;<br />
- 4,5 €/kg per i marroni confezionati in sacchetti da 1-5 kg.<br />
<a href="http://docs.google.com/fileview?id=0B99uj6fOZqMZOTQ5YTZmNjUtMmE5OC00MDI4LWI1NzEtZGY1N2MwMmE0NmJj&#038;hl=en">Marroni biologici</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il Comune apre gli orti sociali</title>
		<link>http://gaspn.net/2009/07/05/il-comune-apre-gli-orti-sociali/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 12:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autoproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[orto]]></category>
		<category><![CDATA[orto sociale]]></category>
		<category><![CDATA[verdura]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi segnalo un articolo pubblicato oggi dal Messaggero Veneto, in merito alla possibilità di ottenere dal Comune di Pordenone spazi per la coltivazione di orti. Domani la delibera in Consiglio comunale, se tutto va bene si comincia in ottobre. Da seguire.
Arrivano gli orti sociali per chi non ha giardino
Cittadini e scolaresche, pagando un canone, potranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo un articolo pubblicato oggi dal Messaggero Veneto, in merito alla possibilità di ottenere dal Comune di Pordenone spazi per la coltivazione di orti. Domani la delibera in Consiglio comunale, se tutto va bene si comincia in ottobre. Da seguire.</p>
<blockquote><p><strong>Arrivano gli orti sociali per chi non ha giardino</strong></p>
<p><em>Cittadini e scolaresche, pagando un canone, potranno coltivare ortaggi. Domande in ottobre</em></p>
<p>L’esperienza degli orti sociali si affaccia anche a Pordenone. Domani approda in consiglio comunale la delibera che regolamenta la possibilità di assegnare alcuni terreni di proprietà comunale ai cittadini e alle scuole affinché possano coltivare ortaggi. Si tratta di un fenomeno che sta prendendo piede in molte città, da Parigi a New York passando per località della Germania e della Svizzera, e ha il pregio da un lato di rispondere a un’esigenza espressa soprattutto da persone anziane e dall’altro a favorire la cura del verde pubblico. Il regolamento, predisposto dall’assessorato alle Politiche sociali, retto da Gianni Zanolin, e già esaminato dalla terza commissione consiliare, prevede l’assegnazione di lotti di 50 metri quadri ciascuno destinati alla produzione di ortaggi. Beneficiari i cittadini che non siano proprietari di terreni agricoli o che non ne usufruiscano e le scuole per realizzare programmi didattici, formativi e riabilitativi. La giunta è chiamata a individuare ogni anno i terreni da destinare a orti sociali e dal 15 al 30 ottobre i cittadini possono fare richiesta di utilizzo specificando se intendono usare prodotti naturali. La concessione d’uso dura al massimo cinque anni e gli assegnatari si impegnano a coltivare l’orto con continuità, valendosi dell’aiuto, se del caso, di parenti e amici. L’amministrazione comunale mette a disposizione, da parte sua, il collegamento con l’acquedotto e un ricovero per gli attrezzi. L’indennità di concessione annua è stata fissata in 70 euro per gli orti di 50 metri quadri: 31 euro per l’uso del terreno, 34 per l’utilizzo dell’acqua e 5 per contribuire alle spese legate al ricovero degli attrezzi. Valori che verranno modificati proporzionalmente in caso di lotti di dimensione diversa. Resta il fatto che i prodotti dell’orto saranno di proprietà dell’assegnatario. I consigli circoscrizionali, inoltre, avranno il compito di vigilare sulla corretta conduzione degli orti sociali e segnalare eventualità irregolarità al dirigente delle Politiche sociali. (ste.pol.)</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Associazione MODO: una proposta</title>
		<link>http://gaspn.net/2009/07/01/associazione-modo-una-proposta/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 17:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Modo]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione MODO ritiene sia venuta l&#8217;ora di passare dalle parole ai fatti, e di cominciare a costruire realmente un&#8217;alternativa al presente modello di sviluppo, per questo motivo sta dando avvio ad un&#8217;attività agricola fondata su principi e dinamiche diverse dall&#8217;attuale economia di mercato, progetto che presenterà mercoledì 8 luglio, alle ore 20:30,
presso la sede dell&#8217;Officina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione MODO ritiene sia venuta l&#8217;ora di passare dalle parole ai fatti, e di cominciare a costruire realmente un&#8217;alternativa al presente modello di sviluppo, per questo motivo sta dando avvio ad un&#8217;attività agricola fondata su principi e dinamiche diverse dall&#8217;attuale economia di mercato, progetto che presenterà mercoledì 8 luglio, alle ore 20:30,<br />
presso la sede dell&#8217;Officina della Decrescita,<br />
in vicolo San Francesco 1/c, (ex-sede Coop. Itaca)<br />
Siamo  abituati a concepire l&#8217;avvio di un&#8217;attività come appannaggio di chi dispone di  un capitale privato da investire. L&#8217;imprenditore, disponendo di un capitale,  sceglierà poi il settore di investimento non tanto, o non solo, in base ai  propri sogni, quanto piuttosto in base alle prospettive di business offerte,  cioè alle possibilità di un ritorno del capitale investito in termini di  guadagno privato. A questo punto l&#8217;imprenditore offrirà un prodotto sul  mercato, prodotto che dovrà costantemente competere con la concorrenza delle  altre aziende: chi riesce a produrre a costi sempre più bassi vince in questa  guerra, ma la concorrenza al ribasso alla lunga peggiora le condizioni di vita  di ognuno di noi. Chi non riesce a battere la concorrenza, invece, va incontro  al fallimento: questo, in poche parole, il carattere intrinsecamente  “selvaggio” del sistema economico in cui viviamo.<br />
Ma proviamo per un attimo a  ripensare in maniera diversa le cose, e ad immaginare un altro modo di  organizzare le nostre attività e di rispondere alle nostre esigenze.<br />
Prendiamo  un gruppo di persone, per esempio, un qualunque gruppo di persone, che per  vivere ha bisogno di determinati beni e servizi, e consideriamo per semplicità  la domanda di verdure di questo determinato gruppo, domanda che per essere  soddisfatta necessita di una spesa mensile, poniamo di 50 €; poniamo ora che  questo gruppo di persone decida di unirsi e di mettere insieme i soldi spesi  ogni mese per le verdure: per semplicità di calcolo, se una famiglia spende  mensilmente 50 € per la verdura, un gruppo di 40 famiglie metterà insieme 2 000  € al mese; poniamo ora che questo gruppo, anziché spendere ogni mese questi 2  000 € in un supermercato, li versi in una cassa comune: questi soldi  basterebbero per remunerare una persona che lavori l&#8217;orto e produca verdure per  loro, in più avanzerebbero dei soldi per coprire le spese di gestione  dell&#8217;attività, spese di gestione comunque basse perché un&#8217;attività del genere  non presuppone i costi di gestione di un&#8217;azienda privata.<br />
L&#8217;attività agricola  così messa in piedi, non sarebbe più un&#8217;impresa privata finalizzata  all&#8217;incremento di un profitto, ma apparterrebbe all&#8217;insieme delle persone che  hanno aderito, e che la finanzierebbero con la propria quota, la gestirebbero  decidendo come investire il denaro accantonato (costruzione di un impianto  idraulico, acquisto di una rete antigrandine&#8230;), sceglierebbero cosa coltivare  in base ai propri gusti, e come coltivare nel rispetto dell&#8217;ambiente  (coltivazione biologica, tutela della biodiversità&#8230;).</p>
<p>Questa attività,  svincolata dalla necessità di fare profitto perché volta solo all&#8217;autoconsumo  dei membri, sarebbe estranea alle logiche della concorrenza, e potrebbe così  basarsi solo sulla relazione umana fra gli aderenti, avendo come unico  obiettivo la qualità dei prodotti, e più in generale il fare comunità,  migliorando concretamente la qualità della vita di tutti. Inoltre il gruppo che  si viene a costituire potrebbe col tempo estendere le proprie attività, non  solo perché ulteriori adesioni creerebbero altri posti di lavoro, ma anche  perché si potrebbe decidere di includere in questa azienda altri settori, come  la trasformazione dei prodotti, per esempio decidendo di coltivare pomodori da  destinare alla produzione di passate, oppure scegliendo di coltivare mais per  autoprodursi il pane. Infine questo gruppo sarebbe il luogo ideale per attivare  altre iniziative: la costituzione di un GAS per l&#8217;acquisto di beni non prodotti  in loco, per esempio, oppure l&#8217;organizzazione di un centro di distribuzione di  detersivi alla spina, e mille altre cose ancora.</p>
<p>Insomma, in poche parole,<br />
l&#8217;Associazione MODO invita tutti gli interessati a partecipare alla  costituzione di una delle prime aziende fondata su principi diversi  dall&#8217;attuale economia di mercato: un piccolo importante e concreto passo per la  costruzione di un mondo diverso&#8230; e migliore!</p>
<p>Silvano Lapietra<br />
Associazione  MODO</p>
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		<title>Verdura bio alle Torrate (Chions)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 15:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sinergica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Le Torrate]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao!
Abbiamo le nostre prime cassette di verdure di Torrate!
Per acquistarle è possibile passare direttamente a Torrate, raccogliersi la propria verdura oppure ci si può mettere d&#8217;accordo per recapitare la cassetta.
Le cassette sono miste e solo con verdura di stagione, altrimenti venendo a Torrate si possono fare acquisti più personalizzati.
Il prezzo è di €2/kg (+ eventuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ciao!</strong></p>
<p><strong>Abbiamo le nostre prime cassette di verdure di Torrate!</strong></p>
<p>Per acquistarle è possibile passare direttamente a Torrate, raccogliersi la propria verdura oppure ci si può mettere d&#8217;accordo per recapitare la cassetta.<br />
Le cassette sono miste e solo con verdura di stagione, altrimenti venendo a Torrate si possono fare acquisti più personalizzati.</p>
<p><strong>Il prezzo è di €2/kg (+ eventuale trasporto)</strong></p>
<p>Al momento abbiamo:</p>
<ul>
<li>biete</li>
<li>piselli</li>
<li>insalate varie</li>
<li>cetrioli</li>
<li>zucchini</li>
<li>basilico e prezzemolo.</li>
</ul>
<p>Quotidianamente realizziamo dalle 3 alle 5 casette da 3kg ognuna.<br />
Tra breve (7-10 gg) pomodori, tegoline, fagioli).<br />
Le verdure le raccogliamo alla mattina.</p>
<p>Spargete la voce.</p>
<p>Annalì<br />
annalisa_bianchin@hotmail.com</p>
<p>Ass. &#8220;Le Torrate&#8221;</p>
<p><a href="http://tinyurl.com/letorrate" target="_blank"><span>SIAMO QUI</span></a></p>
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		<title>Adotta un orto (ad Azzanello)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 16:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>

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		<description><![CDATA[Hanno ripartito il  terreno in tanti piccoli appezzamenti che saranno destinati a diventare degli orti familiari. Ciascun orto è costituito da 5 aiuole, nelle quali vengono seminati e trapiantati pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine, fagiolini, insalata e varie piante aromatiche.
Annaffiano e curano l&#8217;orto secondo la vecchia tradizione di queste terre, recuperando la fertilità naturale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno ripartito il  terreno in tanti piccoli appezzamenti che saranno destinati a diventare degli orti familiari. Ciascun orto è costituito da 5 aiuole, nelle quali vengono seminati e trapiantati pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine, fagiolini, insalata e varie piante aromatiche.<br />
Annaffiano e curano l&#8217;orto secondo la vecchia tradizione di queste terre, recuperando la fertilità naturale del suolo senza concimazioni e diserbi aggressivi, né trattamenti antiparassitari, seguendo un metodo biologico certificato.</p>
<p>Chi vi lavora</p>
<p>Sono i soci lavoratori della Cooperativa Sociale A.R.C.A., disabili e non, che fanno parte del Distretto rurale di economia solidale patrocinato dalla Provincia di Pordenone e dal Comune di Pasiano. Vogliono creare e sviluppare delle reti di reciprocità solidale tra territorio, mondo del volontariato, aziende locali per il rilancio di un’idea di benessere sociale a beneficio delle fasce sociali più deboli.</p>
<p>Tutto il resto, condizioni e posto sono <a href="http://www.arca.coop/spip.php?article75">qua</a></p>
<p>La Cooperativa Sociale A.R.C.A. è <a href="http://www.arca.coop/spip.php?page=mappa">qua</a></p>
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		<title>Idee per cucinare i cappucci</title>
		<link>http://gaspn.net/2009/05/22/idee-per-cucinare-i-cappucci/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 14:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[aglio]]></category>
		<category><![CDATA[cappucci]]></category>
		<category><![CDATA[casseruola]]></category>
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		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[orto]]></category>
		<category><![CDATA[pancetta]]></category>
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		<category><![CDATA[peperoncino]]></category>
		<category><![CDATA[riso]]></category>
		<category><![CDATA[risotto]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Martini]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni partecipanti al GASPn mi chiedevano che cosa fare con tutti i cappucci che si stanno accumulando dalle ultime cassette di Silvio. Il bello di un &#8220;abbonamento all&#8217;orto&#8221; è che ti costringe ad adeguarti alle maturazioni della stagione e alle quantità, alle ripetitività e agli abbinamenti che non sempre sceglieresti consapevolmente andando in un tradizionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni partecipanti al GASPn mi chiedevano che cosa fare con tutti i cappucci che si stanno accumulando dalle ultime cassette di Silvio. Il bello di un &#8220;abbonamento all&#8217;orto&#8221; è che ti costringe ad adeguarti alle maturazioni della stagione e alle quantità, alle ripetitività e agli abbinamenti che non sempre sceglieresti consapevolmente andando in un tradizionale negozio di ortofrutta. Per noi finora è stato uno stimolo a cercare nuove ricette, di cui la rete è custode generosa.</p>
<p>Io, per dire, i cappucci li faccio spesso stufati in pentola: taglio il cespo a fette, ottenendo listarelle di media lunghezza, butto tutto in una casseruola con olio, cipolla, aglio, un po&#8217; di peperoncino e lascio cucinare a fuoco basso anche per un&#8217;oretta, lasciando che si consumi il più possibile. Chi vuole insaporire un po&#8217; può aggiungere della pancetta a dadini (scottata prima) anche già a inizio cottura. Io ne mangerei pentolate intere, sono deliziosi, ma attenzione che restano comunque piuttosto pesanti.</p>
<p>Ad ogni modo, la mia è una ricetta adattata da spunti colti in giro per il web. Vi giro qualche link di ispirazione:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.ricettepercucinare.com/ricetta_veneta-cappuccio_alla_vicentina.htm">Cappuccio alla vicentina</a></li>
<li><a href="http://www.cucinaericette.it/cucina-italiana/emilia-romagna/ricette/primi-piatti/risotto-al-cavolo-cappuccio.asp">Risotto al cappuccio</a></li>
<li><a href="http://quoco.it/recipes/tortino-di-patate-e-cavolo-cappuccio/">Tortino di patate e cappuccio</a></li>
</ul>
<p>Altre idee?</p>
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