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	<description>Acquisti solidali a Pordenone</description>
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		<title>Km 0?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[Banda]]></category>
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		<description><![CDATA[Pane, salumi  e pasta e campagna pubblicitaria  a km 0 di 50anni fa


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Pane, salumi  e pasta e campagna pubblicitaria  a km 0 di 50anni fa</p>
<p style="text-align: left;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="320" height="265" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DrFTd2pHkbA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="265" src="http://www.youtube.com/v/DrFTd2pHkbA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>A proposito di pane fatto in casa</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 21:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[focaccia]]></category>
		<category><![CDATA[macchina del pane]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Balocco]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[Totanus]]></category>

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		<description><![CDATA[Matteo Balocco, blogger vercellese, racconta la sua esperienza riguardo al pane fatto in casa, condividendo la sua ricetta per l&#8217;impasto e sfiziosi suggerimenti creativi (la focaccina ripiene di pancetta!).
Il pane qui si fa – ma non si cuoce – con la macchina del pane. La macchina, infatti, fa molto bene la parte faticosa di impastare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo Balocco, blogger vercellese, racconta la sua esperienza riguardo al pane fatto in casa, condividendo <a href="http://www.totanus.net/il-pane-qui/">la sua ricetta per l&#8217;impasto</a> e sfiziosi suggerimenti creativi (<a href="http://www.totanus.net/la-focaccina-aromatizzata/">la focaccina ripiene di pancetta!</a>).</p>
<blockquote><p>Il pane qui si fa – ma non si cuoce – con la macchina del pane. La macchina, infatti, fa molto bene la parte faticosa di impastare, ma fa molto male la parte rilassante del dare forma e cuocere. Personalmente trovo dozzinale la forma del pane, così come esce dalla macchina, a fine cottura. Dà molta più soddisfazione manipolare la pasta, tagliarla, dare forme nuove e impreviste. Giocarci insomma. E a conti fatti non prende molto tempo. Perfino i tempi di cottura diminuiscono drasticamente. Cuocere 8 panini di medie dimensioni prende 1/4 del tempo necessario per cuocere decentemente la mattonella monolitica di mollica che esce dal mio Moulinex. Inoltre, vantaggio non secondario, si può cuocere solo il numero di pagnotte necessarie al momento, conservando la pasta rimanente avvolta in un po’ di cellophane direttamente in frigorifero. Regge tranquillamente per qualche giorno. Meno avanzi di pane secco (o semi secco, che sopporto ancora meno) e briciole il giorno dopo.</p>
<p>[continua a leggere <a href="http://www.totanus.net/il-pane-qui/">su Totanus</a>, il blog di Matteo Balocco]</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Agricult e la parte agricola della rete</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamento all'orto]]></category>
		<category><![CDATA[Agricult]]></category>
		<category><![CDATA[community supported agricolture]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Travaglini]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnalo la nascita di Agricult, una comunità di aziende agricole che si riconoscono nel modello della community supported agricolture e che credono nel chilometro zero della comunicazione al servizio dell&#8217;agricoltura. Promosso da Francesco Travaglini del Parco dei buoi da Michele Vitale, il sito dovrebbe ospitare a regime un farmer market diffuso, che ricalchi l&#8217;esperienza dell&#8217;abbonamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo la nascita di <a href="http://www.agrycult.com/">Agricult</a>, una comunità di aziende agricole che si riconoscono nel modello della <a href="http://video.google.it/videoplay?docid=-4106567852913498600&amp;ei=m9VyS6blFYK62wLYrezQDQ&amp;q=parco+dei+buoi#">community supported agricolture</a> e che credono nel chilometro zero della comunicazione al servizio dell&#8217;agricoltura. Promosso da Francesco Travaglini del <a href="http://parcodeibuoi.com/">Parco dei buoi</a> da <a href="http://aadimolise.blogspot.com/">Michele Vitale</a>, il sito dovrebbe ospitare a regime un farmer market diffuso, che ricalchi l&#8217;esperienza dell&#8217;<a href="http://www.sergiomaistrello.it/2006/10/19/alla-fine-dellorto/">abbonamento all&#8217;orto</a> sperimentato ormai da diversi anni dal Parco dei buoi. Un&#8217;iniziativa da tenere presente, per spunti e offerte.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Arriva la Prima Vera</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/02/04/arriva-la-prima-vera/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 09:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Verdura e frutta]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Modo]]></category>
		<category><![CDATA[orto di comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Vera]]></category>
		<category><![CDATA[verdura]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo già parlato dell&#8217;Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l&#8217;ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà Prima Vera, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo <a href="http://gaspn.net/2009/07/01/associazione-modo-una-proposta/">già parlato</a> dell&#8217;Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l&#8217;ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà <em>Prima Vera</em>, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. Chi vuole partecipare può iscriversi, segnalare gli ortaggi che vorrebbe fossero prodotte del l&#8217;orto e versare il contributo alle spese di mantenimento (la quota base è di 50 €).</p>
<p>Per presentare tempi e caratteristiche dell&#8217;azienda agricola Prima Vera, l&#8217;Associazione Modo organizza un incontro pubblico sabato 6 febbraio 2010, dalle 18, alla Casa del Popolo di Torre (Via Carnaro 10, Pordenone), a cui seguirà una cena biodinamica vegetariana. Per informazioni e prenotazioni si può contattare il numero 338.7434117 o l&#8217;indirizzo email <a href="mailto:associazionemodo@gmail.com" target="_blank">associazionemodo@gmail.com</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non c&#8217;è acqua da perdere</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 20:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni di iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Casa dello Studente]]></category>
		<category><![CDATA[L'altrametà]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Altrametà, insieme alle associazioni che fanno capo al Centro Culturale Zanussi di Pordenone, propone un percorso con incontri formativi, attività con le scuole e una mostra fotografica intitolato Non c&#8217;è acqua da perdere per riflettere sulla responsabilità di ognuno per un corretto utilizzo di questa importante risorsa. La mostra viene inaugurata il 1° febbraio alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altromercato.it/worldshops/0874/worldshop/societa-cooperativa-l-altrameta">L&#8217;Altrametà</a>, insieme alle associazioni che fanno capo al <a href="http://www.centroculturapordenone.it/">Centro Culturale Zanussi</a> di Pordenone, propone un percorso con incontri formativi, attività con le scuole e una mostra fotografica intitolato <a href="http://www.centroculturapordenone.it/cicp/arte/spazio-foto/mostra-in-corso/non-ceacqua-da-perdere">Non c&#8217;è acqua da perdere</a> per riflettere sulla responsabilità di ognuno per un corretto utilizzo di questa importante risorsa. La mostra viene inaugurata il 1° febbraio alle 17.30 e resterà aperta fino al 28 febbraio. Il 5 febbraio alle 15.30 è prevista una lezione aperta del prof.  Francesco Marangon dell&#8217;Università di Udine. Tutti gli appuntamenti si svolgono presso la <a href="http://www.centroculturapordenone.it/centro/chi-siamo/dove-siamo">Casa dello Studente A. Zanussi</a> di via Concordia 7 a Pordenone.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Qualche dato sul fotovoltaico</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/01/25/qualche-dato-sul-fotovoltaico/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un comunicato delle Giornate della microgenerazione, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:

in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.
il Gestore dei Servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un comunicato delle <a href="http://www.microgenforum.it/">Giornate della microgenerazione</a>, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:</p>
<ul>
<li>in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.</li>
<li>il Gestore dei Servizi Energetici (GSE)  prevede nei prossimi mesi una continuazione della tendenza di crescita, e che entro il luglio 2010 verrà raggiunto il limite di 1.200 MW incentivabili a termini del decreto 19 febbraio 2007 (ma si dovrebbe poter arrivare verso i 3.000);</li>
<li>il 2009 ha visto il sorpasso della Puglia sulla Lombardia quanto a potenza fotovoltaica installata;</li>
<li>la Lombardia è ancora leader per numero di impianti, 9.243 contro i 5.652 della seconda classificata (Emilia-Romagna). La Puglia, con 4.575 impianti, è superata anche da Veneto e Piemonte;</li>
<li>la filiera “ristretta” del fotovoltaico ha fatturato in Italia nel 2009 una cifra intorno al miliardo e 250 milioni di euro,  rispetto agli 800 milioni del 2008;</li>
<li>il GSE ha riconosciuto nel periodo compreso tra settembre 2008 e agosto 2009, il più recente disponibile, 211 milioni di euro di incentivi.</li>
<li>gli impianti italiani, piccoli e grandi, sono costati finora in conto capitale qualcosa come 5,235 miliardi di euro;</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Farine: tipo e forza</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/01/23/farine-tipo-e-forza/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 19:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farine]]></category>
		<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[Vita del gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[farina]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ne parlava all&#8217;ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:
da Wikipedia:
============
Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento  del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne parlava all&#8217;ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:<br />
da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Farina#Altre_farine">Wikipedia</a>:<br />
============<br />
Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento  del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere denominate farina tipo 0, tipo 1  o tipo 2. Quando la percentuale di estrazione giunge al 100% si ottiene la cosiddetta farina integrale, cioè uno sfarinato comprensivo anche di crusca.</p>
<p>* La tabella seguente riassume le principali caratteristiche delle farine di grano tenero in commercio in Italia:</p>
<table style="margin:0 .5em .5em 0; margin-top:.5em; margin-bottom:.5em; border:1px solid #CCC; border-collapse:collapse; font-family: Arial, Frutiger 45 Light, Helvetica, Arial Unicode MS, Lucida Sans Unicode, Lucida Grande, TITUS Cyberit Basic, Code2000, MV Boli, @MS Mincho;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="3">
<tbody>
<tr bgcolor="darkgrey">
<th>Denominazione del prodotto</th>
<th>Umidità max</th>
<th>Ceneri min</th>
<th>Ceneri max</th>
<th>Proteine min</th>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 00</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,55%</td>
<td>9,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 0</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,65%</td>
<td>11,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 1</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,80%</td>
<td>12,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina di grano tenero tipo 2</td>
<td>14,50%</td>
<td>–</td>
<td>0,95%</td>
<td>12,00%</td>
</tr>
<tr align="center">
<td align="left">Farina integrale di grano tenero</td>
<td>14,50%</td>
<td>1,30%</td>
<td>1,70%</td>
<td>12,00%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>La proprietà più importante della farina è la sua forza</strong>, cioè la capacità di resistere nell&#8217;arco del tempo alla lavorazione.<br />
[...]<br />
In base alla quantità, ma anche alla qualità, del glutine contenuto in una data farina, l&#8217;impasto con l&#8217;acqua avrà più o meno resistenza, P, ed elasticità, L, e varierà anche il tempo necessario per la lievitazione.</p>
<p>Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l&#8217;impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.<br />
[...]<br />
Ecco un indice di massima:</p>
<ul>
<li><strong>Fino a W 170 (deboli)</strong>: per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse. Assorbono circa il 50% del loro peso in acqua.</li>
<li><strong>Da W 180 a W 260 (medie)</strong>: pane francese, panini all&#8217;olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.</li>
<li><strong>Da W 280 a W 350 (forti</strong>): pane classico, pizza, pasta all&#8217;uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.</li>
<li><strong>Oltre i W 350 (farine speciali)</strong>: in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per &#8220;rinforzare&#8221; farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Assorbono fino al 90% del loro peso in acqua.</li>
</ul>
<p>Le farine in commercio al dettaglio hanno una forza variabile. Solitamente quella delle 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati (farine 00 rinforzate che producono pochissime aziende, ideali per babà, savarin etc.) intorno al W 300, quella delle farine vendute come manitoba (quasi tutte 0) dal W 260 al W 420.</p>
<p>Questo è un altro link abbastanza esauriente: <a href="http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/cereali/derivati/farina_caratteristiche.htm">cibo360.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Due o tre cose da sapere sul Kamut</title>
		<link>http://gaspn.net/2010/01/21/due-o-tre-cose-da-sapere-sul-kamut/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farine]]></category>
		<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[Kamut]]></category>
		<category><![CDATA[Khorasan]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Angelini]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:

Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut® solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo <a href="http://www.cornale.it/blog/marchio/kamut-meglio-khorasan">un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini</a> sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:</p>
<blockquote>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut<sup>®</sup> solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onore del vero, anche la stessa <em>K.Int. </em>ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata.</span><span style="font-size: small;"> Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali <em>non ci sono differenze sostanziali</em> rispetto agli altri frumenti.</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">[...]</span></div>
</blockquote>
<blockquote><p><span style="font-size: small;">Bisogna, infine, chiarire che, <em>come ogni frumento</em>, il Khorasan è <em>inadatto</em> per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è <em>né privo, né povero,</em> come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contienein misura superiore a quella dei frumenti teneri e a numerose varietà di frumento duro.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">[...]<br />
</span></p></blockquote>
<blockquote>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut<sup>®</sup> (ma non sul Khorasan!):</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">- </span>il <em>monopolio commerciale</em> imposto dalla <em>K.Int. </em>su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">- il <em>costo eccessivo</em> del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso e ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">- la <em>pesante impronta ecologica</em> legata allo spostamento di un prodotto per lo più coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri!), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometri zero”.</span></div>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">[<a href="http://www.cornale.it/blog/marchio/kamut-meglio-khorasan">leggi l'articolo sul blog Cornale.it</a>]</span></div>
</blockquote>
<div style="margin-top: 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">(via <a href="http://www.ecoblog.it/post/9660/i-segreti-del-kamut">Ecoblog</a>)<br />
</span></div>
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		<title>Ecosia, giudizio sospeso</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane molti hanno ricevuto un&#8217;email da amici e conoscenti in cui venivano invitati a utilizzare <a href="http://ecosia.org/">Ecosia</a>, un motore di ricerca &#8220;ecologico&#8221;. Ecosia promette risultati buoni come quelli di Google e Yahoo!, ma al contrario dei suoi concorrenti avrebbe a cuore l&#8217;ambiente e contribuirebbe a salvare due metri quadri di foresta pluviale per ogni ricerca. L&#8217;argomento ovviamente è di facile presa tra le persone più sensibili al consumo critico e all&#8217;impronta ecologica dei nostri comportamenti. Tuttavia nel nostro Gas più di qualcuno si è incuriosito e mi ha interpellato.</p>
<p>La mia opinione è che si tratti di un meccanismo puramente economico e di marketing, non di un&#8217;innovazione sostanziale. Ecosia non è un motore di ricerca, bensì un metamotore: utilizza infatti il lavoro (di ricerca tecnologica, di base dati, di raccolta commerciale) di altre aziende (Microsoft e Yahoo!). Comprano all&#8217;ingrosso i risultati di ricerca e i link sponsorizzati e, per dirla in soldoni, ci fanno sopra la cresta. Di fatto non risparmiano al mondo un solo grammo dell&#8217;impronta ecologica dei motori di ricerca concorrenti, argomento da cui il loro <a href="http://ecosia.org/how.php">documentario promozionale</a> prende le mosse, semmai indirettamente favoriscono proprio quel modello commerciale. Dal punto di vista dei processi di rete, a prescindere da ogni altro ragionamento, sono una sovrastruttura che non ha motivo di esistere se non generare artificialmente guadagno.</p>
<p>Questo meccanismo commerciale, ammesso che sia sostenibile nel tempo, permette innanzitutto a loro come azienda di esistere. Dopodiché se decidono che il loro scopo è fare soldi per destinarli in parte cospicua all&#8217;ambiente &#8211; piuttosto che all&#8217;arricchimento o alla ricerca o all&#8217;evoluzione del servizio &#8211; ovviamente ben venga. Certo io non mi accontenterei del contatore entusiasta sui metri cubi di foresta salvata per fidarmi a prescindere e penso che per ora quello delle foreste pluviali sia un buon argomento per acquisire visibilità a basso prezzo. Se sono seri e onesti potranno far del bene. Se son furbi e cinici non faranno grande strada. Dal punto di vista della ricerca su internet, ad ogni modo, non cambia nulla: quelli che si ottengono su Ecosia sono i risultati che si ottenevano già e si continueranno a ottenere anche su Bing di Microsoft.</p>
<p>Vi suggerisco infine la lettura dell&#8217;<a href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/01/ecosia-ci-possiamo-fidare-presto-per.html">approfondimento</a> di Paolo Attivissimo, ottimo divulgatore e istituzione della ricerca antibufala in Italia. Ogni volta che avete un dubbio su un appello, su una catena di Sant&#8217;Antonio o su altri contenuti sospetti in cui vi imbattete in rete, fate un giro <a href="http://attivissimo.blogspot.com/">sul suo blog</a> o <a href="http://www.attivissimo.net/">sul suo sito</a> per vedere se ne ha già parlato (quasi sempre è così): eviterete di fare brutta figura con i destinatari delle vostre mail e contribuirete a limitare la diffusione di bufale e truffe.</p>
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		<title>&#8220;Resilience&#8221; vs Sustenibility</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 20:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Mayer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritagli di carta e bit]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita]]></category>
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		<description><![CDATA[Un concetto nuovo che non conoscevo, e mi sembra interessante.
Ci sono i sottotitoli in italiano, bisogna cliccare in basso. L&#8217;interessante viene dopo gli otto minuti&#8230; abbiate pazienza!

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un concetto nuovo che non conoscevo, e mi sembra interessante.<br />
Ci sono i sottotitoli in italiano, bisogna cliccare in basso. L&#8217;interessante viene dopo gli otto minuti&#8230; abbiate pazienza!</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="446" height="326" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="bgColor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/RobHopkins_2009G-medium.flv&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/RobHopkins-2009G.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=432&amp;vh=240&amp;ap=0&amp;ti=696&amp;introDuration=16500&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=2000&amp;adKeys=talk=rob_hopkins_transition_to_a_world_without_oil;year=2009;theme=a_greener_future;theme=what_s_next_in_tech;theme=bold_predictions_stern_warnings;theme=new_on_ted_com;event=TEDGlobal+2009;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><param name="src" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="446" height="326" src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" flashvars="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/RobHopkins_2009G-medium.flv&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/RobHopkins-2009G.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=432&amp;vh=240&amp;ap=0&amp;ti=696&amp;introDuration=16500&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=2000&amp;adKeys=talk=rob_hopkins_transition_to_a_world_without_oil;year=2009;theme=a_greener_future;theme=what_s_next_in_tech;theme=bold_predictions_stern_warnings;theme=new_on_ted_com;event=TEDGlobal+2009;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" bgcolor="#ffffff" wmode="transparent" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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