Arriva la Prima Vera

4 febbraio 2010 - Sergio Maistrello

Abbiamo già parlato dell’Associazione Modo e del suo progetto di azienda agricola di comunità basata sui principi di collaborazione e rispetto per l’ambiente. Ora il progetto, che si chiamerà Prima Vera, è pronto a partire: è stato acquistato del terreno a Chions (PN) e i soci stanno avviando le coltivazioni con metodi biologici e biodinamici. Chi vuole partecipare può iscriversi, segnalare gli ortaggi che vorrebbe fossero prodotte del l’orto e versare il contributo alle spese di mantenimento (la quota base è di 50 €).

Per presentare tempi e caratteristiche dell’azienda agricola Prima Vera, l’Associazione Modo organizza un incontro pubblico sabato 6 febbraio 2010, dalle 18, alla Casa del Popolo di Torre (Via Carnaro 10, Pordenone), a cui seguirà una cena biodinamica vegetariana. Per informazioni e prenotazioni si può contattare il numero 338.7434117 o l’indirizzo email associazionemodo@gmail.com.

Non c’è acqua da perdere

28 gennaio 2010 - Sergio Maistrello

L’Altrametà, insieme alle associazioni che fanno capo al Centro Culturale Zanussi di Pordenone, propone un percorso con incontri formativi, attività con le scuole e una mostra fotografica intitolato Non c’è acqua da perdere per riflettere sulla responsabilità di ognuno per un corretto utilizzo di questa importante risorsa. La mostra viene inaugurata il 1° febbraio alle 17.30 e resterà aperta fino al 28 febbraio. Il 5 febbraio alle 15.30 è prevista una lezione aperta del prof.  Francesco Marangon dell’Università di Udine. Tutti gli appuntamenti si svolgono presso la Casa dello Studente A. Zanussi di via Concordia 7 a Pordenone.

Qualche dato sul fotovoltaico

25 gennaio 2010 - Sergio Maistrello

Da un comunicato delle Giornate della microgenerazione, che si terranno in marzo a Milano, copio e incollo alcuni numeri aggiornati sulla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese:

  • in Italia risultano in esercizio (al 22 gennaio 2010) 62.348 impianti fotovoltaici per 819 MW installati, rispettivamente +153% e +174% rispetto a un anno fa.
  • il Gestore dei Servizi Energetici (GSE)  prevede nei prossimi mesi una continuazione della tendenza di crescita, e che entro il luglio 2010 verrà raggiunto il limite di 1.200 MW incentivabili a termini del decreto 19 febbraio 2007 (ma si dovrebbe poter arrivare verso i 3.000);
  • il 2009 ha visto il sorpasso della Puglia sulla Lombardia quanto a potenza fotovoltaica installata;
  • la Lombardia è ancora leader per numero di impianti, 9.243 contro i 5.652 della seconda classificata (Emilia-Romagna). La Puglia, con 4.575 impianti, è superata anche da Veneto e Piemonte;
  • la filiera “ristretta” del fotovoltaico ha fatturato in Italia nel 2009 una cifra intorno al miliardo e 250 milioni di euro,  rispetto agli 800 milioni del 2008;
  • il GSE ha riconosciuto nel periodo compreso tra settembre 2008 e agosto 2009, il più recente disponibile, 211 milioni di euro di incentivi.
  • gli impianti italiani, piccoli e grandi, sono costati finora in conto capitale qualcosa come 5,235 miliardi di euro;

Farine: tipo e forza

23 gennaio 2010 - Carlo Mayer

Se ne parlava all’ultima riunione, quindi copio e incollo due brani da wikipedia e qualche link:
da Wikipedia:
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Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere denominate farina tipo 0, tipo 1 o tipo 2. Quando la percentuale di estrazione giunge al 100% si ottiene la cosiddetta farina integrale, cioè uno sfarinato comprensivo anche di crusca.

* La tabella seguente riassume le principali caratteristiche delle farine di grano tenero in commercio in Italia:

Denominazione del prodotto Umidità max Ceneri min Ceneri max Proteine min
Farina di grano tenero tipo 00 14,50% 0,55% 9,00%
Farina di grano tenero tipo 0 14,50% 0,65% 11,00%
Farina di grano tenero tipo 1 14,50% 0,80% 12,00%
Farina di grano tenero tipo 2 14,50% 0,95% 12,00%
Farina integrale di grano tenero 14,50% 1,30% 1,70% 12,00%

La proprietà più importante della farina è la sua forza, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione.
[...]
In base alla quantità, ma anche alla qualità, del glutine contenuto in una data farina, l’impasto con l’acqua avrà più o meno resistenza, P, ed elasticità, L, e varierà anche il tempo necessario per la lievitazione.

Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l’impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.
[...]
Ecco un indice di massima:

  • Fino a W 170 (deboli): per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse. Assorbono circa il 50% del loro peso in acqua.
  • Da W 180 a W 260 (medie): pane francese, panini all’olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.
  • Da W 280 a W 350 (forti): pane classico, pizza, pasta all’uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.
  • Oltre i W 350 (farine speciali): in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per “rinforzare” farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Assorbono fino al 90% del loro peso in acqua.

Le farine in commercio al dettaglio hanno una forza variabile. Solitamente quella delle 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati (farine 00 rinforzate che producono pochissime aziende, ideali per babà, savarin etc.) intorno al W 300, quella delle farine vendute come manitoba (quasi tutte 0) dal W 260 al W 420.

Questo è un altro link abbastanza esauriente: cibo360.it

Due o tre cose da sapere sul Kamut

21 gennaio 2010 - Sergio Maistrello

Segnalo un interessante (e molto critico) articolo di Massimo Angelini sulle origini e sulle caratteristiche del Kamut, pubblicato sul sito della cooperativa agricola Cornale di Cuneo. Vi consiglio la lettura integrale, ma questi sono alcuni passaggi centrali:

Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut® solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onore del vero, anche la stessa K.Int. ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata. Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.
[...]

Bisogna, infine, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo, né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contienein misura superiore a quella dei frumenti teneri e a numerose varietà di frumento duro.

[...]

Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut® (ma non sul Khorasan!):
- il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato
- il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso e ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute
- la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto per lo più coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri!), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometri zero”.
(via Ecoblog)

Ecosia, giudizio sospeso

18 gennaio 2010 - Sergio Maistrello

Nelle scorse settimane molti hanno ricevuto un’email da amici e conoscenti in cui venivano invitati a utilizzare Ecosia, un motore di ricerca “ecologico”. Ecosia promette risultati buoni come quelli di Google e Yahoo!, ma al contrario dei suoi concorrenti avrebbe a cuore l’ambiente e contribuirebbe a salvare due metri quadri di foresta pluviale per ogni ricerca. L’argomento ovviamente è di facile presa tra le persone più sensibili al consumo critico e all’impronta ecologica dei nostri comportamenti. Tuttavia nel nostro Gas più di qualcuno si è incuriosito e mi ha interpellato.

La mia opinione è che si tratti di un meccanismo puramente economico e di marketing, non di un’innovazione sostanziale. Ecosia non è un motore di ricerca, bensì un metamotore: utilizza infatti il lavoro (di ricerca tecnologica, di base dati, di raccolta commerciale) di altre aziende (Microsoft e Yahoo!). Comprano all’ingrosso i risultati di ricerca e i link sponsorizzati e, per dirla in soldoni, ci fanno sopra la cresta. Di fatto non risparmiano al mondo un solo grammo dell’impronta ecologica dei motori di ricerca concorrenti, argomento da cui il loro documentario promozionale prende le mosse, semmai indirettamente favoriscono proprio quel modello commerciale. Dal punto di vista dei processi di rete, a prescindere da ogni altro ragionamento, sono una sovrastruttura che non ha motivo di esistere se non generare artificialmente guadagno.

Questo meccanismo commerciale, ammesso che sia sostenibile nel tempo, permette innanzitutto a loro come azienda di esistere. Dopodiché se decidono che il loro scopo è fare soldi per destinarli in parte cospicua all’ambiente – piuttosto che all’arricchimento o alla ricerca o all’evoluzione del servizio – ovviamente ben venga. Certo io non mi accontenterei del contatore entusiasta sui metri cubi di foresta salvata per fidarmi a prescindere e penso che per ora quello delle foreste pluviali sia un buon argomento per acquisire visibilità a basso prezzo. Se sono seri e onesti potranno far del bene. Se son furbi e cinici non faranno grande strada. Dal punto di vista della ricerca su internet, ad ogni modo, non cambia nulla: quelli che si ottengono su Ecosia sono i risultati che si ottenevano già e si continueranno a ottenere anche su Bing di Microsoft.

Vi suggerisco infine la lettura dell’approfondimento di Paolo Attivissimo, ottimo divulgatore e istituzione della ricerca antibufala in Italia. Ogni volta che avete un dubbio su un appello, su una catena di Sant’Antonio o su altri contenuti sospetti in cui vi imbattete in rete, fate un giro sul suo blog o sul suo sito per vedere se ne ha già parlato (quasi sempre è così): eviterete di fare brutta figura con i destinatari delle vostre mail e contribuirete a limitare la diffusione di bufale e truffe.

“Resilience” vs Sustenibility

14 gennaio 2010 - Carlo Mayer

Un concetto nuovo che non conoscevo, e mi sembra interessante.
Ci sono i sottotitoli in italiano, bisogna cliccare in basso. L’interessante viene dopo gli otto minuti… abbiate pazienza!

Il pony express in bicicletta

10 dicembre 2009 - GASPn

Piccole ma significative innovazioni locali: è stato attivato anche a Pordenone un servizio di corriere espresso locale “ecologico”. I fattorini, infatti, si muovono per la città (a Pordenone, Cordenons, Fontanafredda, Roveredo, Porcia e Sacile) in bicicletta. Quello dei cosiddetti pony express è un servizio tipico delle grandi città, dove generalmente viene assicurato da personale in motocicletta. Il servizio ecosostenibile aperto ora in provincia permette di spostare sul territorio buste, documenti, pacchi, oggetti fino a 10 kg, ovvero quanto può essere contenuto negli zaini in dotazione al personal. È possibile richiedere anche il disbrigo di commissioni in banca o in posta. Per ogni consegna è applicata una tariffa di 5 euro. Il servizio risponde al numero di cellulare 338.8481223 e all’email urbantrail.pn@gmail.com.

Buon Appetito – Inchiesta Report su clima e agricoltura

17 novembre 2009 - Carlo Mayer

Molti la avranno già vista, ma io senza TV l’avevo persa. La trovo ora segnalata su FB e la pubblico qui, così che possa essere rivisitata con facilità. È divisa in otto puntate, e ve le linko tutte:
1 puntata 2 puntata 3 puntata 4 puntata
5 puntata 6 puntata 7 puntata 8 puntata

BioFattorie Aperte il 27 settembre

26 settembre 2009 - Carlo Mayer

ARCA SOC. COOP. A R.L. O.N.L.U.S.
Via Santa Maria, 17
loc. Azzanello di Pasiano
33087 Pasiano di Pordenone (PN)
cell. 3489763368
e-mail: info@arca.coop.it

Area attrezzata per pic nic;
giro per i dintorni della campagna con asini e calesse;
dimostrazione di addestramento alla guida dei cani.