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Ecosia, giudizio sospeso

lunedì, 18 gennaio 2010

Nelle scorse settimane molti hanno ricevuto un’email da amici e conoscenti in cui venivano invitati a utilizzare Ecosia, un motore di ricerca “ecologico”. Ecosia promette risultati buoni come quelli di Google e Yahoo!, ma al contrario dei suoi concorrenti avrebbe a cuore l’ambiente e contribuirebbe a salvare due metri quadri di foresta pluviale per ogni ricerca. L’argomento ovviamente è di facile presa tra le persone più sensibili al consumo critico e all’impronta ecologica dei nostri comportamenti. Tuttavia nel nostro Gas più di qualcuno si è incuriosito e mi ha interpellato.

La mia opinione è che si tratti di un meccanismo puramente economico e di marketing, non di un’innovazione sostanziale. Ecosia non è un motore di ricerca, bensì un metamotore: utilizza infatti il lavoro (di ricerca tecnologica, di base dati, di raccolta commerciale) di altre aziende (Microsoft e Yahoo!). Comprano all’ingrosso i risultati di ricerca e i link sponsorizzati e, per dirla in soldoni, ci fanno sopra la cresta. Di fatto non risparmiano al mondo un solo grammo dell’impronta ecologica dei motori di ricerca concorrenti, argomento da cui il loro documentario promozionale prende le mosse, semmai indirettamente favoriscono proprio quel modello commerciale. Dal punto di vista dei processi di rete, a prescindere da ogni altro ragionamento, sono una sovrastruttura che non ha motivo di esistere se non generare artificialmente guadagno.

Questo meccanismo commerciale, ammesso che sia sostenibile nel tempo, permette innanzitutto a loro come azienda di esistere. Dopodiché se decidono che il loro scopo è fare soldi per destinarli in parte cospicua all’ambiente – piuttosto che all’arricchimento o alla ricerca o all’evoluzione del servizio – ovviamente ben venga. Certo io non mi accontenterei del contatore entusiasta sui metri cubi di foresta salvata per fidarmi a prescindere e penso che per ora quello delle foreste pluviali sia un buon argomento per acquisire visibilità a basso prezzo. Se sono seri e onesti potranno far del bene. Se son furbi e cinici non faranno grande strada. Dal punto di vista della ricerca su internet, ad ogni modo, non cambia nulla: quelli che si ottengono su Ecosia sono i risultati che si ottenevano già e si continueranno a ottenere anche su Bing di Microsoft.

Vi suggerisco infine la lettura dell’approfondimento di Paolo Attivissimo, ottimo divulgatore e istituzione della ricerca antibufala in Italia. Ogni volta che avete un dubbio su un appello, su una catena di Sant’Antonio o su altri contenuti sospetti in cui vi imbattete in rete, fate un giro sul suo blog o sul suo sito per vedere se ne ha già parlato (quasi sempre è così): eviterete di fare brutta figura con i destinatari delle vostre mail e contribuirete a limitare la diffusione di bufale e truffe.